Critica
Gian Manet, artista che vive e lavora a Rovigo fin dagli anni Settanta, trasmette già con il suo nome il senso di un presagio, il presagio di un percorso artistico incentrato sul successo del lavoro e della personale idea di arte. Manet sperimentatore, Manet sapiente utilizzatore di tecniche, rielaboratore di uno stile proficuo che trova nelle tele la chiara esposizione di emozioni, sentimenti, percezioni di realtà.
Gli esordi del Manet, pittore affondano radice nella passione per il disegno. Autodidatta, volenteroso di raggiungere un continuo perfezionamento, Manet dimostra presto estro. La partecipazione a importanti concorsi, nei primi anni ’90 gli vale riconoscimenti e premi. Nelle sue tele Manet fondi con sapienza le tecniche più diverse. Abbina l’olio alla tempera e all’acrilico.
L’artista non ama le gabbie e non ama i confini, predilige le frontiere, immensi spazi in cui immergere le proprie arti poetiche per scavare in profondità, cercare qualcosa, fare passi avanti senza tornare indietro.
I quadri sono lavori che denotano un ingrediente speciale: la qualità. E una qualità che si abbina allo studio della natura, una natura che nelle tele diventa una rielaborazione personale di esperienze. Si può dire, a ragione, che Manet va a pescare nel proprio bagaglio culturale i colori, i tratti, gli elementi di una resa densa di significati. “Nella pittura non si fa nulla senza sapere com’è fatto”; eccola, l’idea d’arte di Manet.
Un’arte non banale, un’arte che non lascia spazio al dilettantismo, che si costruisce tassello per tassello, attraverso il confronto, l’impegno, lo studio, l’acquisizione di consapevolezze che formano la personalità. In Manet le nature si riempiono di figure inventate: una donna dai tratti perfetti, venature di erotismo, i paesaggi seminascosti dai rami, dagli arbusti, ceste di frutti, vasi, soli pallidi dietro orizzonti inebrianti. Sembra quasi di rincorrere un sogno e di guardare con sospetta complicità, di spiare nascosti dietro una porta, dietro un cespugli oche lascia trasparire una visione d’insieme che è visione di vita.
Manet non si ferma, procede con il suo percorso artistico. Guarda oltre, va verso un futuro roseo, denso di soddisfazioni. Esposizioni comuni, riconoscimenti. Manet conquista i cultori d’arte per la compostezza del tratto, l’eleganza dei soggetti pittorici, un legame con la natura che non trascende mai la percezione della dimensione del rapporto privilegiato che vi è con l’essere umano.
Altre opere colpiscono per l’impianto innovativo, dove il fascio di luce centrale staglia il soggetto pittorico. L’artista, ancora una volta, ha osato. Il fascio di luce inaugura un elemento di novità. Si chiama stile, stile “Manet”. E’ uno stile che incarna la forza esplosiva della natura, dell’immagine, del paesaggio. Ma anche la consapevolezza delle proprie responsabilità.
E poi ancora le stampe, i disegni eleganti di un artista cosciente della propria forza, una forza che gli può permettere di cercare del nuovo senza sforare mai nell’eccesso, è come muoversi avendo sempre ben chiara la meta.
Gian Manet è tutto questo un degno interprete di un’arte contemporanea che è visione soggettiva, frutto di una riflessione sulla vita umana: un’esistenza che è anche percorso dove artista e individuo sentono la necessità di ritagliarsi uno spazio per poter avere modo di esprimere se stessi, al di là delle convenzioni e delle imposizioni. Riaffermandosi sempre e comunque la propria personalità.
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